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Notizia del 30/05/2019


 

LE LEGUMINOSE IN ITALIA: ATTUALITA' E PROSPETTIVE

L'innovazione varietale e l'aumento delle performance genetiche alla base del rilancio di questa
importante coltivazione, oggi molto apprezzata e richiesta, negli usi e preparazioni industriali.


 

Si è svolto, nel pomeriggio del 27 maggio, l’incontro I legumi in Italia: attualità e prospettive organizzato all'interno del ciclo de "I libri all'Accademia", serie di conferenze dedicata alle ultime e più importanti pubblicazioni in campo agronomico e scientifico. I saluti istituzionali sono stati tenuti dal Prof. Gianpietro Venturi, Segretario dell'Accademia Nazionale di Agricoltura, e i relatori sono stati il Prof. Paolo Ranalli, Fondazione Istituto Scienze della Salute, già Direttore di Dipartimento CRA, il Dott. Alfio Spina, Ricercatore CREA-Centro di ricerca di Cerealicoltura e Colture Industriali di Acireale e il Prof. Enrico Roda, Presidente Fondazione Istituto Scienze della Salute. 

 

"Gli aspetti genetici e agronomici di queste specie hanno avuto diverse criticità, che hanno penalizzato le rese, e sono alla base del crollo delle coltivazioni e dei consumi. Per esempio, fava e fagiolo, le due leguminose da granella più conosciute e con maggiore tradizione colturale nel nostro Paese, hanno visto ridurre le superfici coltivate da circa 600 mila ha negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso alle attuali poche migliaia di ettari - ha esordito il Prof. Paolo Ranalli - Sono conosciuti i motivi che hanno provocato questa regressione colturale: principalmente, scarso rinnovo varietale, mancato appuntamento con la meccanizzazione colturale (in particolare, della raccolta), crollo dei consumi (il consumo procapite è sceso da 14 Kg degli anni ’60 a 1,5 kg dei tempi recenti, che diventano 4,5 kg se si includono pure i legumi freschi). Un trend positivo, in netta controtendenza, viene invece presentato dai legumi trasformati dall’industria in surgelati o appertizzati, comprendenti principalmente fagiolo borlotto e pisello; questo segmento produttivo alimenta una corrente di esportazione che cresce negli anni e si attesta, attualmente, su oltre 200 milioni di euro. Tale filiera produttiva, tutta italiana, è stata favorita da significative innovazione nel comparto varietale, con il rilascio di cultivar a maturazione contemporanea, granella con gli standard richiesti dalle industrie di surgelazione, raccolta in soluzione unica con cantieri di macchine già disponibili".

 

"Oggi gli usi innovativi delle farine di legumi nella preparazione di prodotti da forno, snack e altri derivati adatti particolarmente ai celiaci, vegetariani e vegani sono molto richiesti - ha proseguito il Dott. Alfio Spina - Per esempio, uno snack a base di concentrato proteico di lupino è molto apprezzato per la capacità di ridurre alcuni parametri del sangue (glicemia, colesterolo, pressione) e contrastare la stipsi. Inoltre, come ampiamente noto, le proteine dei legumi, pur non raggiungendo la qualità di quelle animali, rappresentano un ottimo compromesso per chi non consuma carne e pesce; per esempio, nei prodotti “gluten free” per celiaci, solitamente con un indice glicemico piuttosto alto, l’uso di legumi consente un minore introito di calorie aumentando, nello stesso tempo, il senso di sazietà.


"In una dieta bilanciata il ruolo salutistico dei legumi, in particolare nel rapporto alimentazione-sistema immunitario-microbioma, è molto importante - ha sostenuto il Prof. Enrico Roda - ciò, anche nell’ottica delle nuove tecniche di analisi del genoma, che permettono la identificazione dei fattori di rischio delle malattie e il ricorso alla cosiddetta “medicina predittiva” che trova in una dieta bilanciata l’alleato più importante".


Nel complesso, l’incontro ha evidenziato il contributo delle leguminose da granella alla sostenibilità degli ordinamenti colturali (per l’azotofissazione che le caratterizza), al ritorno alla dieta mediterranea (dalla quale ci si sta allontanando sempre più) ed all’auto-approvvigionamento di fonti proteiche, vantaggioso sia per la zootecnia convenzionale (per la difficoltà di reperire soia ogm-free), sia per la zootecnia biologica (che prevede l’impiego di alimenti prodotti in azienda). Il rilancio di questo comparto deve basarsi su maggiori risorse finanziarie necessarie a promuovere progetti di ricerca di base e applicata, di ampio respiro, allo scopo di rendere più competitive le filiere produttive. L’intervento più strategico per aumentare la performance di queste colture è senza dubbio rappresentato dalla innovazione varietale, che trova un valido supporto nella ricca biodiversità genetica disponibile e in nuove metodologie di breeding che velocizzano i processi di selezione. Nello stesso tempo, occorre promuovere una maggiore formazione e informazione indirizzate a più soggetti: studenti delle Facoltà di agraria, agronomi, tecnici di campo, operatori dell’industria conserviera, mangimisti, agricoltori.

 

Un impulso significativo, a questo riguardo, può venire da una Collana di quattro monografie edite da Edagricole che sono state presentate all’incontro; esse riguardano “Fagiolo e Fagiolino”, “Cece e Lenticchia”, “Fava e Pisello”, “Leguminose minori (lupino, cicerchia, roveja)”. Per ogni leguminosa sono trattati in modo approfondito gli aspetti che attengono alle caratteristiche botaniche e fisiologiche della pianta, alle tecniche di coltivazione, al miglioramento varietale, alle avversità e difesa, agli impieghi della granella ed alla loro qualità tecnologica e salutistica. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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