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Notizia del 19/02/2019


 

INNOVAZIONE E VALORIZZAZIONE DELLA CASTANICOLTURA EMILIANO ROMAGNOLA

Il convegno è stato un importante momento di sintesi e aggiornamento sugli ultimi aggiornamenti
nel campo dell'utilizzo della castanicoltura come nuovo strumento di sviluppo di numerose aree
dell'Appennino.


 

Lunedì 18 febbraio, dalle 9 alle 18, si è svolto presso la sala “20  maggio 2012” dell’Assessorato agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna, il convegno Innovazione e valorizzazione della castanicoltura emiliano-romagnola. La manifestazione, organizzata dall’Accademia Nazionale di Agricoltura in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, è stato un importante momento di sintesi e di aggiornamento sugli ultimi sviluppi, a livello regionale e nazionale, legati alle possibilità date da riscoperta, tutela e utilizzo del castagno come nuova ambientale risorsa per le aree appenniniche. II recupero dei numerosi castagneti storici presenti sul territorio appenninico emiliano-romagnolo, come nuova capacità di reddito e crescita produttiva per le aree montane nel rispetto della sostenibilità ambientale e valorizzazione dei prodotti che la coltivazione del castagno permette, offrirebbe conseguenze positive in ambito sociale ed economico per numerose zone appenniniche soggette a incuria e abbandono.
 

Negli interventi introduttivi il Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura ha esordito sottolineando che “il binomio uomo/castagno non è stato solo fondamentale per la sopravvivenza e l'economia delle famiglie, ma anche per la conservazione e la sicurezza dei luoghi montani. Grande merito va dato alla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna che ha sostenuto prima tra tutte a livello nazionale, al “Progetto Appennino”, voluto dal Sen. Giovanni Bersani con la collaborazione del Prof. Giorgio Stupazzoni, il quale ha portato, oggi, alla realizzazione del Castagneto Didattico-Sperimentale di Granaglione in progetto di divenire un importante luogo di Biodiversità. L’obiettivo del convegno è di riportare la castanicoltura al centro delle risorse agricole del territorio montano, con un laboratorio e una fucina d’idee da prendere ad esempio a livello nazionale, come può essere il Parco di Granaglione, all’interno del quale si trova un impianto dimostrativo di moderna castanicoltura da frutto e da legno, una banca del genoplasma delle principali varietà presenti in Appennino e un percorso didattico per divulgare la castanicoltura e la vita in Appennino. L’Accademia Nazionale di Agricoltura ha, da poco tempo, sottoscritto con la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna il progetto scientifico Tutela della Biodiversità per la ricerca e la diffusione scientifico-didattica della castanicoltura di tale castagneto”.
 

A seguire il Colonnello Pierangelo Baratta, Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Bologna, ha dichiarato che “i temi davvero di grandissimo interesse sviluppati oggi, visibili nella pratica, anche nell’esperienza del castagneto di Granaglione, potranno trovare un motivo in più per tornare protagonisti nella valorizzazione delle nostre montagne. L’Arma dei Carabinieri, con il Gruppo Carabinieri Forestale di Bologna, nel solco della tradizione, continuerà ad essere vicina a questa meritoria iniziativa alla quale contribuirà con tutte le energie disponibili”.

 

Si sono poi succeduti numerosi interventi che hanno focalizzato l’attenzione sui differenti temi legati alla castanicoltura e le possibilità di sviluppo sul territorio. Tra questi di grande importanza sono stati quello di Renzo Panzacchi, Presidente del Consorzio Castanicoltori Appennino Bologneseattualmente il giro d’affari legato al castagno montano emiliano-romagnolo, ovvero coltivazione, utilizzo del legno e produzione di prodotti agroalimentari si aggira intorno ai 5 milioni di euro, una cifra non disprezzabile, ma certamente aumentabile di più del doppio nel giro di pochi anni, qualora si attuassero le politiche adatte al suo completo sviluppo. Necessario perciò un maggiore coinvolgimento della Regione Emilia-Romagna, non solo per quanto riguarda l’inserimento della castanicoltura nei Piani di Sviluppo Regionale, ma anche, nel sostegno ad attività di supporto dei prodotti agroalimentari derivati dalla castagna, di ottima qualità, ma bisognosi di un marchio comune che ne determini una provenienza certificata e una valorizzazione del territorio e di coloro che vi abitano”. Storicamente, infatti, il bosco è un elemento naturale di origine antropica modellato, come il paesaggio che ne deriva, dall’attività umana. Oggi l’idea di una natura incontaminata, che va difesa dall’intervento umano, ha trovato spazio anche nella nostra legislazione sia nazionale che regionale, ma una boscaglia non gestita e non in grado di svolgere alcuna funzione, irrimediabilmente rischia di perdere valore economico e ambientale in chiave di sostenibilità e di bellezza del paesaggio con grave nocumento culturale e sociale. Soprattutto in ambito forestale le azioni di recupero di castagneti, da tempo abbandonati e degradati anche se potenzialmente recuperabili, trovano difficoltà ad essere attivate anche a causa dell’esistente dicotomia tra la visione di gestione/governo a fini produttivi e la esigenza della salvaguardia ambientale. Come ha spiegato Alessandra Stefani, Direttore Generale della Direzione Generale delle Foreste, “il nuovo Decreto Legislativo del 3 aprile 2019 n.34 del Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali “prevede che i castagneti da frutto in attualità di coltura, ovvero gli impianti di Castanea sativa coltivati per la produzione di castagne e marroni, con densità fino a 120 piante ad ettaro, sono soggetti a costanti pratiche colturali. I castagneti da frutto oggetto di ripristino colturale, ovvero quei castagneti da frutto che, per la sospensione delle cure colturali, presentano invasione spontanea di vegetazione arbustiva ed arborea e che si intende recuperare alla produzione di castagne e marroni, dietro presentazione di apposito progetto agronomico autorizzato dalla competente Regione o Provincia autonoma, come da loro disposizioni applicative da emanare e di cui si darà opportuna comunicazione alle Soprintendenze per i beni paesaggistici, con modalità da convenirsi”. In sintesi, dunque, il Governo tratta il problema come di rilevanza ambientale e naturale a livello nazionale, ma ancora con vincoli in fase attuativa, differendo ad esempio tra il castagneto da frutto, inserito nella gestione forestale e quindi soggetto a regole restrittive e quello da legno, libero da norme più stringenti. Con tali regole risulta, ancora oggi, problematico poter attuare una linea omogenea nella valorizzazione del castagno e, ancor di più, attuare giuste e mirate azioni di salvaguardia dei castagneti e delle aree di montagna ad essi collegati.

 

Infine, nella sessione pomeridiana, si sono tenuti interventi di natura tecnica sulla valorizzazione del castagneto da frutto, la gestione degli aspetti fitosanitari e il prodotto di qualità Dop e Igp.
 

Di seguito i servizi tv relativi al convegno e il linkalla sezione "approfondimenti" dela Regione Emilia-Romagna dove poter consultare il materiale presentatao dai relatori:

 

Trc tv speciale del programma  "Con i frutti della terra". Interviste al Prof. Giorgio Cantelli Forti e al Prof Riccardo Valentini - https://www.youtube.com/watch?v=_zZCfDrQi6k&t=10s

 

Nettuno tv - Servizio del telegiornale - https://bit.ly/2SgGX3M

 

Approfondimenti https://bit.ly/2T5dHBk

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