I progetti dell'Accademia

2018 2017

Progetto ''New generation''.

Accademia Nazionale di Agricoltura e A.S.I.C.A impegnate nell'affrontare i problemi di sviluppo agricolo e agroalimentare in Camerun.

 

L'A.S.I.C.A (Associazione per gli scambi Italia Camerun), con sede presso il Consolato del Camerun di Milano e collegata con la Camera di commercio Italia Camerun, da anni si occupa di progetti di sviluppo agricolo in Camerun, con particolare attenzione al settore del cacao e del caffè, fondamentali protagonisti della sua economia agricola. Nel corso del 2018, grazie all'interesse del Prof. Bruno Marangoni, Accademico e membro del consiglio direttivo dell'Accademia, l'A.S.I.C.A ha richiesto all'Accademia Nazionale di Agricoltura un contributo di supervisione tecnico-scientifica legata alle competenze agricole che fanno parte della sua secolare esperienza in tali campi.  

In Camerun il sistema agricolo contribuisce al 25% del PIL nazionale e, nonostante assorba circa il 50% della popolazione, i  giovani tendono a migrare verso le città o all’estero in cerca di nuove opportunità di vita e lavorative. A questo si aggiunge la forte instabilità economica e religiosa che non permette uno sviluppo omogeneo al Paese portando, al contempo, forti ripercussioni sociali. A tal proposito, perciò, nell'ottica di un aiuto alle nuove generazioni di coltivatori camerunensi, le parti hanno deciso di supportare il progetto "New generation" promosso dalla C.C.I.C (Cocoa and Coffee Interprofessional Council).

Oggi il miglioramento della produzione del cacao, settore attualmente molto redditizio, si scontra sempre più con il problema dell'abbandono delle piantagioni che, una volta esaurita la produttività dei terreni, vengono lasciate dai vecchi proprietari o dai loro eredi, non più dediti all’agricoltura o emigrati, che li vendono o affittano alle aziende produttrici di cacao o ai coltivatori di banane. Le problematiche attuali dell'agricoltura camerunense non si esaursicono con l'abbandono dei terreni, ma aumentano anche causa dell'età media della popolazione agricola, di circa 60 anni, e alla mancanza di un rinnovamento generazionale che rilanci i nuovi impianti di coltivazione e produzione. A fronte di tale situazione il progetto "New generation" organizza corsi triennali di formazione per i giovani dei villaggi rurali ai quali, al termine degli studi, vengono assegnati circa 5 ettari di terreno con l’obbligo di piantare, per i primi tre anni, almeno un ettaro di frutteto di cacao. Annualmente si diplomano circa 90 studenti e oggi sono attive quasi un migliaio di aziende che hanno la necessità di coordinarsi in un valido sistema cooperativo, migliorare e qualificare la produzione ed organizzare la commercializzazione.

L'intervento dell'Accademia Nazionale di Agricoltura, insieme ad A.S.I.C.A, è quello di fornire un supporto alla divulgazione tecnica grazie alle sue componenti accademiche, di alto profilo scientifico, nei campi dell'insegnamento agronomico e degli ambiti ad esso connessi. In accordo con l'Ambasciata Italiana in Camerun la presenza dell'Accademico Prof. Bruno Marangoni e del Vice Console italiano nel mese di agosto 2018, durante la consegna dei diplomi di conclusione del percorso scolastico, è un primo passo fattivo verso l'organizzazione dei prossimi corsi d'insegnamento supervisionati dall'Accademia Nazionale di Agricoltura.

Foto tratte dal sito: http://cicc.cm/new-generation-newgen/​ e dall'archivio personale del Prof. Bruno Marangoni

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Cattedra Aperta. Villa Regina: Italia in Patagonia

Accordo di cooperazione internazionale tra Accademia Nazionale di Agricoltura e Universidad Nacional de Rìo Negro.

 

Un ponte scientifico e culturale che unisca Bologna alla Provincia del Rìo Negro in Patagonia e, più in generale l’Italia e l’Argentina, è l’intenzione dell’Accordo di Cooperazione firmato tra Accademia Nazionale di Agricoltura e Universidad Nacional de Rìo Negro. L’Accordo, che prevede un impegno comune al fine di aumentare lo scambio di conoscenze tecnico-scientifiche tra le parti, ha  l’intenzione di creare un vero e proprio “ponte di collegamento culturale” attraverso l’organizzazione di attività didattiche, mobilità di docenti, dottorandi e studenti tra l’Italia e l’Argentina, scambio di informazioni bibliografiche e partecipazione comune a momenti di studio e ricerca. Un programma complesso e articolato, dunque, di interscambio scientifico-culturale di alto livello che permetta la disseminazione e la conoscenza, in particolare agli studenti universitari, in campi multidisciplinari. I temi si svilupperanno attraverso corsi e seminari, a carico di docenti e ricercatori provenienti dalle Università argentine e italiane, nonchè,  con la presenza di dirigenti delle istituzioni degli organismi italiani e funzionari rappresentanti del Governo italiano in Argentina.

Il primo progetto “Villa Regina, Italia in Patagonia” propone di rivalutare e diffondere la storia particolare della città di Villa Regina, situata nella Provincia di Rìo Negro in Patagonia, promuovendo e valorizzando le grandi opere e le attività culturale, sociale, economica e produttiva create dagli immigrati italiani tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. La città di Villa Regina, che oggi conta 30.000 mila abitanti, è stata una delle prime zone argentine interessate dall’immigrazione italiana, soprattutto dalle aree del Friuli Venezia-Giulia, e mediante l’opera di bonifica dei terreni ha potuto sviluppare una florida attività agroalimentare specializzata nella produzione di frutta. Le attività didattiche che saranno svolte vogliono ripercorrere la storia di una città ancora molto legata alla cultura italiana nella lingua, nella produzione agricola e nell’enogastronomia.

Il progetto “Villa Regina, Italia in Patagonia” è stato dichiarato d’interesse dal Consiglio Comunale della città di Villa Regina e dal Consiglio della Provincia di Rìo Nero e ha, inoltre, l'approvazione e il sostegno dell'Associazione Circolo Italiano di Villa Regina, l'Agenzia Consolare d'Italia a VIlla Regina, la Camera di Commercio Italiana, la Delegazione di Rìo Negro, la Scuola di lingua e Cultura Dante Alighieri di Villa Regina. Le adesioni al progetto sono, invece, state sottoscritte dal Movimento Associativo degli Italiani all'Estero (MAIE) e dal Comitato degli Italiani all'Estero-Circoscrizione Consolare di Bahia Blanca.

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Biodiversità: ricerca, didattica e attività salutistico-ricreative per il Castagneto didattico sperimentale di Granaglione

Accademia Nazionale di Agricoltura e Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna insieme per la tutela del territorio appenninico regionale.

 

Per "Biodiversità" si intende, a caratteri generali, la varietà della vita animale e vegetale che garantisce la pluralità dei sistemi viventi sulla terra. Il Parlamento italiano, mediante la Legge n. 194/2015 relativa alle Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, ha determinato la ricchezza e l'inestimabile patrimonio di biodiversità che il nostro Paese può vantare. In questo scenario il Castagneto di Granaglione, proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, mediante il suo polo didattico-scientifico per la tutela della biodiveristà, inserito all'interno del "Parco Didattico Sperimentale del Castagno", si allinea con le finalità del Legislatore promuovendo un itinerario di riscoperta e valorizzazione di una importante risorsa ambientale e agricola del territorio bolognese. Il progetto di tutela della Biodiversità, a cura dell'Accademia Nazionale di Agricoltura, si articola in più sezioni: ricerca scientifica, gestione del Parco in collaborazione con la Cooperativa Campeggio Sociale di Monghidoro, divulgazione delle conoscenze biologiche e alimentari dell'albero di castagno e della castagna, valorizzazione del territorio.

La coltivazione del castagno, così diffusa nel nostro Appennino e presente dai tempi di Matilde di Canossa, è curata e risaltata nel Castagneto (in località Varano) a Granaglione, oggi conosciuto come “Parco Didattico Sperimentale del Castagno”. Il parco è strettamente legato alla biodiversità del castagno, dal “castagneto tradizionale” al “castagneto monumentale” con le antiche ceppaie, dal “castagneto sperimentale” con gli innesti da frutto fino al legno al “canniccio” che, rispettando la tradizione, ne trasforma il frutto. Esposizione del versante, caratteristiche del suolo, consociazione con essenze spontanee autoctone contribuiscono alla qualità dei frutti del castagneto il cui habitat ne arricchisce di buone sostanze il terreno, composto da pioppi, betulla e ciliegio, pini, felci e ginestre, mirtilli e more, fragoline e lamponi, funghi. Nel settore sperimentale da frutto sono presenti 14 varietà di castagno e nel settore sperimentale da legno sono presenti 5 varietà. Il ciclo di coltivazione si completa con la raccolta autunnale delle castagne e con la successiva lavorazione che, partendo dall’essicazione, arriva fino alla trasformazione in farina e in granulato per la birra artigianale. 

Il Parco è il luogo che trasmette valore e memoria, attraverso le cicliche fasi di raccolta, trasformazione e manutenzione del suo territorio. Oltre alle fasi di lavorazione e raccolta delle castagne il parco vive, nella stagione primaverile e estiva, di numerosi eventi, sia di tipo ludico per la popolazione che, in particolare, di apprendimento per le scuole mediante i percorsi presenti nominati "Le ceppaie da frutto", "La sorgiva", "La via del legno" dove gli studenti possono imparare i diversi momenti di vita del castagneto e il rispetto per l'ambiente.

Il progetto è visibile anche sul sito della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna al link: http://www.fondazionecarisbo.it/attivita/ricerca-scientifica/progetto-biodiversita-castagneto-granaglione/

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