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CONFERITO IL PREMIO DI LAUREA ROMANO BONAGA

La cerimonia di premiazione dell'edizione 2019 del "Premio Romano Bonaga", organizzato in collaborazione tra il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell'Università di Bologna, il Panificio Paolo Atti&Figli e l'Accademia Nazionale di Agricoltura si è svolta, presso lo storico panifico Paolo Atti&Figli di Bologna, nel tardo pomeriggio di mercoledì 8 maggio.La cerimonia ha visto isaluti istituzionalidel Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente dell'Accademia Nazionale di Agricoltura, della Prof.ssa e accademica Silvana Hrelia, Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita Università di Bologna e dalla Sig.ra Anna Bonaga, titolare dello storico panificio i quali hanno espresso il loro plauso per l'ampia e qualificata partecipazione al premio, nonchè, presentato la tesi vincitrice“I cereali: fonte dinutraceuticiaprotezionedellasalute” della Dott.ssa Giulia Assirelli,laureata in Farmacia a Bologna, con lamotivazione"per la pertinenza alle richieste del bando del premio e per l'accuratezza e la completezza dimostrata nella trattazione dell'argomento".

Come espresso dai partecipanti la relazione tra nutrizione, stile di vita e salute sia nota dai tempi di Ippocrate, negli ultimi anni essa sta riemergendo sempre più prepotentemente. Infatti, la possibilità di contrastare lo sviluppo e la progressione di numerose patologie cronico degenerative attraverso una corretta alimentazione rappresenta, ad oggi, una delle poche concrete strategie per mantenere un buono stato di salute a lungo termine. Oggetto di crescente interesse per il mondo scientifico sono, quindi, quegli alimenti capaci di apportare all'organismo non solo i classici nutrienti, ma anche un insieme di molecole bioattive ad azione protettiva per la salute note con il nome di nutraceutici.Tra tutti gli alimenti in grado di apportare tali molecole i cereali risultano di particolare interesse: essi infatti, rappresentano la base della dieta per la maggior parte della popolazione umana. Non a caso anche le più recenti versioni della Piramide alimentare della Dieta Mediterranea pongono alla base della piramide stessa un consistente apporto di carboidrati derivati prevalentemente da cereali possibilmente integrali, capaci quindi di apportare anche significative quantità di nutraceutici.

Obiettivo della tesi è stato quindi quello di analizzare dettagliatamente le caratteristiche dei diversi composti bioattivi presenti nei cereali quali carotenoidi, betaglucani, polifenoli e peptidi bioattivi descrivendone non solo gli aspetti chimici e strutturali, ma soffermandosi soprattutto sulle proprietà salutistiche protettive per la salute. Tali caratteristiche hanno permesso di definire quelle varietà di cereali più ricche di tali composti come veri e propri alimenti funzionali ed hanno contribuito alla definizione della dieta Mediterranea come patrimonio immateriale dell'umanità da parte dell'UNESCO.

Al termine della premiazione è stato presentato un ritratto di Romano Bonaga.

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INAUGURAZIONE DEL 212° ANNO ACCADEMICO

Lo stretto rapporto tra scienze agrarie, ricerca biotecnologica e genetica, come fondamentale strumento per ottenere un miglioramento alimentare attento al binomio salute-benessere, è stato il tema trattato durante l'inaugurazione del 212° Anno Accademico dell'Accademia Nazionale di Agricoltura tenutosi, all'interno della storicacornice della Sala dello Stabat Mater del Palazzo dell'Archiginnasio, nel pomeriggio del 15 aprile 2019.La cerimonia ha visto i saluti istituzionali di Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna, Davide Conte, Assessore Finanza e Bilancio del Comune di Bologna e del Prof. Antonino Rotolo, Prorettore alla ricerca dell'Università di Bologna. A seguireil Prof. Giorgio Cantelli Forti ha tenutola Relazione Accademica "La ricerca scientifica alla base della vita: il contributo delle scienze agrarie"e, successivamente, la Prof.ssa e Senatrice a vita Elena Cattaneo ha tenuto la Prolusione Accademica "La sfida genetica dalla cura all'agricoltura" .

La cerimonia si è conclusa con la consegna del Diploma di Accademico Onorario alla Prof.ssa e Senatrice Elena Cattaneo mentre, precedentemente,presso la Sala della Società Medica Chirurgica di Bologna, sono stati nominati 36 nuovi Accademici tra Ordinari, Corrispondenti ed Esteri.

Le scienze agrarie e il rapporto con la salute e il benessere dell'uomo “Ricerca, innovazione, competitività e cultura sono il motore dello sviluppo del Paese dell'Unione Europea. La ricerca, infatti, costituisce l'imprescindibile avvio di ogni processo e caratterizza il patrimonio di tutte le aree del sapere che, tramite essa, garantiscono il loro avanzamento – ha detto il Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura – La ricerca scientifico-tecnologica ha maggiore impatto sulla collettività, mentre la ricerca bio-medica è la più sentita per le speranze che può aprire e per le sofferenze che può lenire. Appare chiaro che, dal secolo scorso, sia lo sviluppo scientifico che tecnologico, sono andati correlandosi al progressivo benessere e alla salute della collettività, come dimostra l'incredibile aumento della vita media e della qualità della stessa. Infatti, analizzando attentamente il binomio salute-benessere è possibile affermare che un fondamentale contributo è venuto dal miglioramento alimentare, inteso come riduzione di un fattore di rischio primario per ogni popolazione. Oggi è possibile scegliere materie prime in grado di garantire un'alimentazione corretta, di qualità e sicura. Meno sotto i riflettori mediatici e con meno enfasi l'avanzamento scientifico e culturale delle Scienze agrarie e veterinarie hanno determinato tutto questo. In prospettiva la ricerca multidisciplinare tra le Scienze Agrarie e le Scienze della Vita si presenta vincente per garantire ulteriori contributi alla qualità della vita tramite strategie sempre più mirate alla salute dell'uomo e alla tutela dell'ambiente”.

Tecnologia e innovazione scientifica sono alla base della salute umana e della produzione di cibo sicuro e accessibile “Il nostro presente, complice la pervasività dei nuovi strumenti di comunicazione, si caratterizza dalla diffusione costante di una rappresentazione della realtà in cui si alimentano contraddizioni e profonde distorsioni. Tra queste vi è una "narrazione al consumatore" che vorrebbe ridefinire il nostro quotidiano, cominciando dal contestare ciò che mangiamo e da come lo produciamo, basandosi sull'affermazione-feticcio naturale=buono. Eppure, la storia dell'uomo è un susseguirsi di metodi e tecniche affinati nelle epoche e nei secoli per difendersi ed emanciparsi dalla natura. Eppure, la natura ci ha "regalato" virus, malattie, carestie, catastrofi – ha spiegato la Prof.ssa Elena Cattaneo - L'uomo, oggi, ha imparato a proteggersi da alcune di queste minacce grazie alle preziose conquiste che la scienza ha raggiunto con fatica e che ha messo a disposizione di tutti noi. Grazie ai vaccini evitiamo malattie che fino a poche decine di anni fa minacciavano la sopravvivenza di tutti noi ad ogni latitudine e sappiamo come mettere al sicuro anche chi non può vaccinarsi. Sempre in ambito medico, grazie alla conoscenza in campo genetico sappiamo sequenziare il Dna in poche ore, scovare alcuni "difetti genetici", prevedere l'insorgenza di alcune malattie e adoperarci per prevenirle. Abbiamo anche imparato a intervenire per correggere in modo mirato e sicuro una sequenza di DNA con un "taglia e cuci" di precisione. La tecnica del Crispr è, a ragione, considerata rivoluzionaria e ad essa si guarda per sviluppare in futuro trattamenti per le malattie genetiche. Grazie alla tecnologia e all'innovazione abbiamo imparato anche a proteggere le nostre piante dai virus e dai batteri e anche come produrre più cibo e fare in modo che sia sicuro e accessibile. Queste conquiste della scienza hanno rivoluzionato alcune branche della medicina, permesso di evitare sofferenze e di salvare vite. Nessuno, o quasi, in tema di tecnologie genomiche per la cura e prevenzione di malattie dell'uomo ha mai coltivato dubbi, frapposto limitazioni artificiose alla ricerca e all'accesso alle conquiste nel settore.”

La diffidenza verso la scienza ha portato a una dannosa divisone tra agricoltori buoni e cattivi “Quando si è trattato di liberare le tecnologie e gli avanzamenti conoscitivi utili a produrre il cibo di cui ci nutriamo e di cui, nei prossimi decenni, ci sarà sempre più bisogno (si stima che nel 2050 la popolazione mondiale sarà di circa 10 miliardi di abitanti) si è avuta la più grande levata di scudi, nutrita dalla diffidenza verso la scienza, di cui abbia memoria -ha concluso la Prof.ssa Cattaneo-Fino alla fine degli anni '90 l'Italia era all'avanguardia della ricerca in biotecnologie e genetica applicate alle piante. Sapevamo come salvare il mais dalle fumonisine, le mele dalla ticchiolatura, il pomodoro dai virus, varie piante dall'aggressione di funghi, addirittura aumentando la produzione ed eliminando i semi e con questi il timore della diffusione di alcuni tipi di piante Ogm. Poi tutto è andato letteralmente in fumo. Da allora, nonostante i numeri raccontino di un Paese dipendente dall'estero per le principali commodities e di una bilancia agroalimentare sempre più in affanno, la politica si è comportata come uno struzzo non volendo più né vedere né sentire le prove della scienza e, anzi, incoraggiando una narrazione romantico-bucolica del "ritorno alla madre terra e alla natura" che ha classificato gli agricoltori in buoni (chi pratica l'agricoltura biologica e biodinamica) e "cattivi" (chi utilizza metodi integrati), dipinti come avvelenatori che, incuranti della "Natura", hanno "inquinato l'economia e il pianeta".

Di seguito i link ai video della cerimonia:

Saluti istituzionali e Relazione Accademica del Prof. Giorgio Cantelli Forti -https://www.youtube.com/watch?v=FYCGDEiC4kQ&t=28s

Prolusione Accademica della Sen. Elena Cattaneo -https://www.youtube.com/watch?v=9xbqRdnir5o&t=117s

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IL LUNGO VIAGGIO DELLA PATATA

La storia del lungo viaggio alimentare e produttivo della patata nei secoli, da tubero sconosciuto a elemento cardine della dieta mediterranea e della cucina mondiale, è stato l'argomento del secono incontrode “I Mercoledì dell'Archiginnasio”, ciclo di conferenze dedicato alle eccellenze dell'agroalimentare italiano organizzato in collaborazione dall'Accademia Nazionale di Agricoltura,dalle delegazioni bolognesi dell'Accademia Italiana della Cucina e dalla Società Medica Chirurgica di Bologna.La conferenza si è svolta mercoledì 15 aprile, alle ore 16.30 presso la Sala Conferenze della Società Medica Chirurgica di Bologna, e ha visto lerelazionidel Dott. Roberto Piazza, Accademico Ordinario, della Dott.ssa Luciana Prete, Direttore UOC Igiene Alimenti e Nutrizione Ovest - Azienda USL di Bologna e delProf. Giovanni Ballarini, Emerito Universitò di Parma.

L'incontro è stato apertodal Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura edal Prof. Claudio Borghi, Presidente Società Medica Chirurgica di Bologna.Moderatrice è stata la Prof.ssa Rosanna Scipioni,Accademica d'Agricoltura e Vice delegato Bologna dei Bentivoglio.

Esempi virtuosi: la patata al selenio e la patata di Bologna D.O.P. “Per 8-9 mila anni gli uomini non sono riusciti a produrre innovazioni significative nella meccanizzazione agricola, solo dal 1950 al 1980, in 30 anni, è avvenuta la grande rivoluzione produttiva– dice il Dott. Roberto Piazza - Per quanto riguarda la patata a Bologna, tra il 1970 e il 1975, agronomi, agricoltori e cooperative capirono che occorreva differenziare la patata di Bologna dalle altre, in pratica occorreva fare riconoscere la "differenza". Tale operazione non poteva venire se non dal settore dei servizi, in quanto per tutte le patate il fatto di essere belle, buone e sane era un prerequisito, ma la differenza stava nella lavorazione, nel packaging, nella sicurezza sanitaria, nella comunicazione. Così nacque la patata al selenio, la Selenella, con un gruppo di lavoro interdisciplinare: un agronomo (Piazza), un chimico (Pifferi), un medico (Biagi), una nutrizionista (Bordoni). Fu brevettato tutto, dal sistema di arricchimento col selenio al nome e alle confezioni, dopo Selenella nacque Jodì, la patata allo iodio e poi, primi ed unici in Italia e in Europa, la Patata di Bologna D.O.P.”

Le qualità nutrizionali della patata “Il tubero delle patate (Solanum tuberosum) è erroneamente consumato come una verdura. Tuttavia, contenendo molto amido, le patate sono annoverate nel gruppo degli alimenti ricchi di carboidrati. Grazie ai valori nutrizionali, sono oggi considerate a tutti gli effetti un elemento della dieta mediterranea- sostiene la Dott.ssa Luciana Prete - assicurano un buon apporto calorico, variabile in relazione allo stadio di maturazione alla raccolta, da circa 70 kcal ogni 100 grammi (patate novelle) fino a oltre 85 (patate mature). Hanno un modestissimo contenuto di grassi (inferiore all'1%) e di proteine (2%) tra cui la lisina, un aminoacido essenziale che va assunto tramite l'alimentazione, dato che l'organismo umano non è in grado di sintetizzarlo; il contenuto in carboidrati è considerevole (circa 18%), è rappresentato da amido (16%) e da piccole quantità di zuccheri semplici. Rilevante il contenuto in vitamine, quali B1, niacina e Vitamina C oltre a acido folico e acido pantotenico. Rappresentano una delle fonti più importanti di potassio, circa 570 mg/100 grammi, fosforo e calcio, ma bisogna prestare attenzione perché se bollite senza buccia, parte di tali nutrienti passano nell'acqua. Buono anche il contenuto in polifenoli; è stato dimostrato che la varietà viola ha una elevata quantità di antocianidine (polifenoli prevalenti nei frutti di bosco). Interessante anche la presenza diacido chinurenico, un derivato del triptofano (aminoacido essenziale) che presenta proprietà neuroprotettive ed antinfiammatorie, probabilmente in grado di modulare la motilità intestinale. Per lo scarso contenuto in fibra, risultano di facile digestione e sono quindi adatte anche all'alimentazione di bambini e anziani”.

I consigli per il consumo: la cottura “L'apporto calorico delle patate cambia significativamente a seconda del tipo di cottura che si utilizza: al vapore o lessate con la buccia integra mantengono un profilo nutrizionale molto simile a quello del tubero crudo – ha continuato la Dott.ssa Luciana Prete - Quando vengono fritte aumentano notevolmente il contenuto di grassi e l'apporto calorico del prodotto: 100 grammi di patatine fritte da fast food hanno oltre 10 grammi di grassi e un apporto calorico di 160 kcal, il doppio, rispetto al prodotto di partenza; arriviamo addirittura a 35 grammi di grassi per 100 grammi di chips con un apporto calorico di 540 kcal ossia quasi otto volte quello di partenza. Quindi, patate al vapore, lessate con la buccia, cotte al forno sono in effetti alimenti a scarsa densità calorica, mentre patatine fritte e chips sono da consumare in maniera molto occasionale e in piccole quantità. In generale, le patate se bollite e lasciate raffreddare per 24 ore, condite con aceto e olio, hanno un indice glicemico inferiore a quelle consumate subito dopo la cottura. Questo perché dopo la cottura, raffreddandosi, la porzione di amido ricco di amilosio tende a cristallizzare ed è più resistente all'azione degli enzimi. Si parla di amido resistente che, non digerito né assorbito, diviene substrato per i processi metabolici del microbiota intestinale. In pratica parte dell'amido di una patata riscaldata e poi raffreddata non è utilizzabile direttamente e quindi non contribuisce all'apporto calorico dell'alimento. Come tutte le Solanacee possono avere dei composti tossici, tipo la solanina, per evitarne la formazione è molto importante conservarle in un luogo fresco, ventilato e buio (in un sacchetto di carta). Inoltre, la cottura può portare alla formazione di acrilammide, una sostanza tossica. Per evitare la formazione di questo prodotto tossico si consiglia di lasciare le patate in ammollo nell'acqua per 30 minuti prima della cottura; scegliere le varietà che contengono poca asparagina e zuccheri riducenti come Spunta, Primura e Agata; sbollentarle per 6-8 minuti in acqua e aceto o limone prima di friggerle o cuocerle al forno (un cucchiaio di aceto o di limone per ogni litro di acqua di cottura è sufficiente). L'ambiente acido rallenta la formazione di acrilamide”.

Da pianta ornamentale a elemento cardine della cucina “La patata dalle Americhe arriva in Europa come pianta ornamentale e l'uso alimentare del suo tubero incontra molte difficoltà, in quanto non facilmente assimilabile a quello di altri tuberi o alimenti già noti – conclude il Prof. Giovanni Ballarini - All'inizio del XIX secolo la patata cotta nella cenere, bollita o fritta si diffonde nella cucina popolare per poi passare alla cucina borghese che la incorpora in ricette tradizionali dando avvio a una grande varietà di preparazioni. Nel XX secolo la patata diviene oggetto di una cucina artigianale e industriale che diffonde ricette d'uso delle patate pronte ad essere mangiate o usate in una cucina rapida o istantanea e usandola anche nella produzione di distillati. Nel XXI secolo la cucina innovativa e postindustriale trova e a volte brevetta ricette d'uso delle patate e dei suoi derivati (fecola ecc.) trasformandola in un prezioso elemento di sviluppo e valorizzando le innumerevoli varietà della pianta. La patata si sviluppa in nuove ricette considerando anche taluni suoi caratteri salutistici come l'assenza di glutine e l'arricchimento di selenio.”

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IL VALORE DEI NOSTRI ALIMENTI: OLIVE E OLIO

Le informazioni sulle buone pratiche di produzione, i valori nutrizionali e nutraceutici per la salute umana, la storia dell'utilizzo dell'olio nei piatti della tradizione culinaria italiana e il racconto di una giovane produttrice oleicola sono stati i temi trattati durante ilprimo incontro dell'edizione 2019 de “I Mercoledì dell'Archiginnasio”, ciclo di conferenze dedicato alle eccellenze dell'agroalimentare italiano organizzato in collaborazione dall'Accademia Nazionale di Agricoltura e dalle delegazioni bolognesi dell'Accademia Italiana della Cucina.La conferenza si è svolta mercoledì20 marzo, alle ore 16.30 presso la Sala Conferenze della Società Medica Chirurgica di Bologna, e ha visto lerelazionidel Prof Livio Presutti, Università Modena e Reggio Emilia, della Prof.ssa Silvana Hrelia, Università di Bologna, delDott. Giorgio Palmeri Delegato Bologna dei Bentivoglio AIC e di Chiara Caggiula, Imprenditore agricolo.

L'incontro è stato inaugurato dal Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura, dal Prof. Claudio Borghi, Presidente Società Medica Chirurgica di Bologna e dal Prof. Pier Paolo VeroniCoordinatore territoriale dell'Emilia - Accademia Italiana della Cucina. Moderatrice è stata la Prof.ssa Rosanna Scipioni,Accademica d'Agricoltura e Vice delegato Bologna dei Bentivoglio

Come può il consumatore distinguere un olio di qualità da un olio di bassa qualità o addirittura difettato? “Per prima cosa bisogna imparare a leggere le etichette -esordisce il Prof. Livio Presutti - dobbiamo accertarci che si tratti di olio extravergine di oliva con la dicitura “olio di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici” e controllare che si tratti di un olio italiano. Troppo spesso, infatti, sono in vendita olii di importazione, o anche fatti in Italia da olive importate, con diciture come “selezione di olii del mediterraneo” o simili che nascondono provenienze da altri paesi. E' importante scegliere un prodotto DOP oppure IGP, che hanno disciplinari più restrittivi rispetto al semplice extravergine di oliva, ed evitare le offerte di bassissimo prezzo”.

Quali sono i principali difetti di un olio e come conservarlo per mantenerne le qualità? “E' molto facile imbattersi in un olio difettato anzi, spesso, alcuni difetti sono addirittura scambiati come qualità positive -ha continuato il Prof. Livio Presutti - il “riscaldo”, ad esempio, tipico difetto dovuto a un errore di conservazione delle olive prima della molitura, dà all'olio un sapore piatto, quasi dolciastro che, soprattutto in paesi dove le persone non sono abituate a consumare olio d'oliva extravergine, può essere addirittura percepito come un olio particolarmente delicato e di qualità. Naturalmente esistono molti altri difetti legati, ad esempio, a errori nella lavorazione in frantoio, ma bisogna anche ricordare che ci sono alcune regole su come conservare l'olio. Infatti si può anche verificare il caso di acquistare un olio di qualità, ma poi non conservarlo bene in casa e farlo diventare, involontariamente, difettato. Tipico esempio è quello di tenere la bottiglia vicino a fonti di calore, oppure, lasciarla a lungo a metà favorendo processi di irrancidimento come spesso avviene con le classiche ampolline di olio dei ristoranti o pizzerie che vengono periodicamente rabboccate. Tale consuetudine, per fortuna, va scomparendo a favore di bottiglie con tappo “anti rabbocco”, possibilmente piccole, in modo che non possano stare a lungo in uso”.

Le qualità nutrizionali per l'abbassamento del colesterolo “La Dieta Mediterranea rappresenta il modello universalmente riconosciuto di stile alimentare in grado di prevenire le patologie cronico-degenerative e l'olio extra-vergine di oliva (EVO) rappresenta suo un cardine. L'EVO è l'unico olio ottenuto da un frutto, a differenza degli olii di semi, e la sua composizione di acidi grassi riflette la presenza di acido oleico (acido grasso monoinsaturo) in percentuale mediamente del 73% o superiore, che è stato dimostrato essere in grado di abbassare i livelli di colesterolo. L'acido oleico -sostiene la Prof.ssa Silvana Hrelia - non è il solo responsabile dell'effetto salutistico, in quanto nell'EVO sono presenti anche acido linoleico e alfa-linolenico in un rapporto ottimale. L'acido alfa-linolenico è il precursore dei ben noti acidi grassi omega-3 che hanno effetto protettivo per il sistema cardiovascolare e l'EVO contiene mediamente 800mg/Kg di squalene, terpene con attività antiossidante e ipocolesterolemizzante, oltre a significative quantità di Vitamina E. Se fosse solo la composizione in acidi grassi ad avere questi effetti qualsiasi olio con contenuto paragonabile mostrerebbe gli stessi risultati. La peculiarità dell'EVO risiede nei suoi fitocomponenti, soprattutto idrossitirosolo e oleoeuropeina (mediamente 230 mg/Kg), che presentano alta biodisponibilità in quanto il loro assorbimento non è limitato dalle interazioni con la matrice vegetale”.

Olio extra vergine d'oliva come anti-infiammatorio naturale Questi componenti -ha continuato la Prof.ssa Silvana Hrelia - hanno una azione protettiva nei confronti del sistema cardiovascolare diminuendo il rischio di formazione della placca ateromatosa e contenendo i danni infiammatori. Nel 2005 è stato identificato un nuovo fitocompenente, che è stato soprannominato “oleocantale”. Tale molecola ha una struttura simile a quella del ben noto farmaco Ibuprofene (anti-infiammatorio) ed è presente in concentrazione di circa 200 microgrammi/ml. Se si consumassero 50g di EVO al giorno assumeremmo circa 9 mg di questo principio attivo, che rappresenta il 5% della dose corrispondente di Ibuprofene utilizzata per il trattamento degli stati dolorosi. Inoltre, contrariamente a precedenti credenze, l'EVO può aiutare a controllare il peso corporeo in quanto inibisce l'accumulo di adiposità addominale. Ovviamente è da preferire l'EVO ottenuto da olive coltivate in Italia e non in paesi extra-comunitari, sia per una questione di prezzo che di qualità e salute”.

Le storiche olive bolognesi “Le testimonianze più diffuse, che trattano delle olive bolognesi, sono presenti nelle opere di antichi agronomi come Andrea Mattioli e Castore Durante che nel corso del ‘500 ne descrissero le qualità e la grande dimensione e carnosità -commenta il Dott. Giorgio Palmeri - dimensioni che furono celebrate da Leandro Alberti, a metà del ‘500, che affermò che “a Bologna si producono quegli olivotti tanto stimati da ogni lato d'Italia e massimamente a Roma”. Le testimonianze di celebri viaggiatori e visitatori stranieri del territorio bolognese nel corso del XVII secolo consolidarono la fama di questo prelibato frutto affermando che “a Bologna facevano bella mostra di sé dolci e grosse olive niente inferiori a quelle di Spagna”. Nel ‘600 una ulteriore citazione ci proviene dal bolognese Baldassarre Pisanelli, nel cui “Trattato della natura e dei cibi” edito nel 1611 ci attesta un riferimento alle olive nel modo seguente: “che siano ben condite e nate nei luoghi aprichi, grosse come le bolognesi, che per essere inutili a fare olio si acconciano in salamoia e diventano più saporite”. Solo dopo la metà del ‘600 la straordinaria ed eccezionale rigidità di un clima invernale inclemente provocò la decimazione delle piante d'ulivo, facendo naufragare un prezioso simbolo della bolognesità. Per l'impiego in cucina, le olive di secolare memoria, erano trattate con salamoia che ne esaltavano le caratteristiche organolettiche e venivano servite all'inizio dei pranzi per sollecitare l'appetito od accompagnare nel corso dei pranzi stessi carni bianche. L'olio di oliva extravergine, rappresenta oggi il condimento più diffuso nella gastronomia moderna, il cui uso, soprattutto a crudo, consente di esaltare i sapori delle materie prime utilizzate per sughi a base vegetale e a base di carni di pesce. Quindi, non solo l'elemento cardine nella preparazione delle salse emulsionate, ma un condimento a tutto campo che si è eretto, anche per la sua salubrità, a simbolo dell'italianità e di tutta la gastronomia mediterranea”.

Una giovane imprenditrice si racconta “A 24 anni, nel 2013, ho deciso di convertire quella che era la casa in campagna di famiglia in un'azienda agricola - ha dettoChiara Caggiula -da quell'anno mi sono dunque trasferita in Maremma, dapprima a Farnese e poi nel comune di Orbetello, a pochi chilometri dall'azienda che continuo a gestire direttamente e personalmente. Il passo in realtà è stato meno radicale di quanto ci si possa immaginare essendo animali e natura sempre stati il mio vero motore di interesse.Il 2013 è l'anno della prima raccolta di olio extravergine d'oliva, una scintilla che accende un fuoco che diventa il cuore dell'azienda che, tra il 2013 e il 2015, prende definitivamente forma arricchendosi di un frantoio aziendale arrivando a circa 1200 piante produttive. Lo studio di tecniche innovative e d'avanguardia, soprattutto per quanto concerne la trasformazione e la conservazione dell'olio, sono state fondamentali per la crescita aziendale alla quale si è aggiunta, in questi due anni, anche una linea di cosmetica naturale a base di olio extravergine d'oliva e altre materie prime naturali, come quella a base di latte di asina, che completano la gamma di prodotti a disposizione”.

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GIORGIO STUPAZZONI PERSONALITÀ POLIEDRICA TRA ACCADEMIA E AGRICOLTURA

L'Accademia Nazionale di Agricoltura ha ricordatoil Prof. Giorgio Stupazzoni con un incontro a lui dedicato.La commemorazione ha voluto vuole celebrare l'illustre professore bolognese e la sua complessa attività, non solo di studioso, ma anche di politico e innovatore in campo agricolo, che ha caratterizzato le vicende bolognesi e nazionali dal secondo dopoguerra a oggi.Il programma del pomeriggio ha vistoi saluti istituzionali del Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura, e successivamente gli interveti diLuigi Vannini, Accademico Ordinario, del Prof. Fabio Roversi-Monaco, Presidente Genus Bononiae, del Gen. Giuseppe Giove,Comandante Regionale Carabinieri Forestali Emilia-Romagna, diGabriella Montera, Consigliera comunale di Bologna, di Piero Cavrini, Direttore C.I.C.A Bologna, di Paolo Pini, Direttore Generale Bonifica Renana e, infine, diPaolo Mannini, Direttore Generale Canale Emiliano-Romagnolo.

“La figura di Giorgio Stupazzoni ha rappresentato un costruttivo riferimento, per oltre mezzo secolo, che ha lasciato fondamentali tracce nella vista dell'Accademia stessa - hadichiarato in apertura il Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura - la sua personalità eclettica e vivace ha permesso all'Accademia di realizzare importanti traguardi, a cominciare dall'acquisto della sede di Palazzo Pasi in via Castiglione 11 a Bologna, fino al sostegno di molteplici eventi formativi e divulgativi. Giorgio ha posto sempre una grande attenzione a giovani figure che emergevano nell'ambito dell'agricoltura, coinvolgendoli come accademici nel nostro sodalizio, e sostenendo con entusiasmo le iniziative organizzate. La mia amicizia e stima nei suoi confronti è di lunga data e sono onorato di poterlo ricordare, con un incontro che ne celebri la figura, al quale interverranno numerose personalità del tessuto cittadino che lo hanno conosciuto e ammirato”.

IlProf. Giorgio Stupazzoni, uomo di grande spessore culturale e scientifico, nel corso della sua lunga attività ha saputo coniugarel'analisi teoricaaiproblemi dello sviluppoin agricoltura unendo, in un periodo difficile e di grande transizione per l'Italia come il secondo dopoguerra, le concrete necessità lavorative, all'impegno sociale e politicoa favore delle classi più deboli della società emiliano-romagnola. La sua attività ha fortemente contribuito allosviluppodi queltessuto associativo e cooperativoche ha consentito all'Emilia-Romagnadi diventare, nel comparto agroalimentare, unpunto di riferimentoa livello nazionale e comunitario.

All'interno dell'Accademia Nazionale di Agricoltura ha ricoperto, dal 1983 al 1997, il ruolo di Consigliere promuovendo una intensa e proficua attività scientifica e culturale. Per l'impegno profuso nella vita accademica è stato nominato, nel 2011, Accademico Emerito e ha ricevuto, nel 2017, la targa di riconoscimento accademico “Per la preziosa, limpida e costante attività che ha portato a significativi sviluppi dell'agricoltura nazionale e bolognese”.

Negli anni, infine, ha ricoperto differenti incarichi di grande importanza, sia livello locale che nazionale. Docente presso laFacoltà di Scienze Agrariedell'Università di Bologna, nel corso degli anni, ha ricoperto prestigiose cariche istituzionali come quella di Componente delladelegazione italianadi settore presso l'Unione Europea, Presidente e consiglieredi importanti istituti bancari e Consorzi di Bonifica, tra i quali, il Consorzio per ilCanale Emiliano-Romagnolo. Il forte legame con il territorio bolognese, che non ha mai lasciato nel corso della sua vita, lo ha anche portato a svolgere unalunga ed intensa attivitànell'ambito diorganizzazioni non governativecome ilCEFAdi Bologna e la “Fondazione Nord-Sud”.

Di seguito le interviste riasciate durante l'evento a Nettuno tv:

Prof. Giorgio Cantelli Forti -https://www.youtube.com/watch?v=6Dj7cAKX3ro

Dott.ssa Gabriella Montera e Gen. Giuseppe Giove-https://www.youtube.com/watch?v=0xmQuvl5UuE

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AGRICOLTURA E GIARDINI A POMPEI

Nella storica Sala del Cubiculum Artistarum del Palazzo dell'Archiginnasio si è tenuto, il 27 febbraio alle ore 17, l'incontro della Dott.ssa Maria Luisa Boriani dedicato al rapporto tra agricoltura e giardini a Pompei. I saluti istituzionali sono stati tenuti dal Prof. Gianpietro Venturi, Segretario dell'Acacdemia Nazionale di Agricoltura.

La relazione degli scavi aPompei ha, infatti,messoin luce splendidi giardini, orti e coltivazioni agricoledimostrando l'attenzione degli abitanti diPompeial verde: verde ornamentale per rendere la casa accogliente everde di utilità,nella quale il vino assume una notevole importanza nelpiacere di una buona alimentazione,per i graditi aspetti conviviali. Oggi, attraverso sofisticate analisi, è stato possibile determinare la posizione degli alberi, riconoscere molte specie coltivate,ricostruire gli “ambienti verdi” delle domus e le coltivazioni a vigneti, là dove si trovavano ai tempi dell'eruzione.Agricoltura e giardini, un intreccio di natura e di attività umana che ha formato e continua a formare il paesaggio nel quale viviamo.

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INNOVAZIONE E VALORIZZAZIONE DELLA CASTANICOLTURA EMILIANO ROMAGNOLA

Lunedì 18 febbraio, dalle 9 alle 18, si è svolto presso la sala “20 maggio 2012” dell'Assessorato agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna, il convegno Innovazione e valorizzazione della castanicoltura emiliano-romagnola. La manifestazione, organizzata dall'Accademia Nazionale di Agricoltura in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, è stato un importante momento di sintesi e di aggiornamento sugli ultimi sviluppi, a livello regionale e nazionale, legati alle possibilità date da riscoperta, tutela e utilizzo del castagno come nuova ambientale risorsa per le aree appenniniche. II recupero dei numerosi castagneti storici presenti sul territorio appenninico emiliano-romagnolo, come nuova capacità di reddito e crescita produttiva per le aree montane nel rispetto della sostenibilità ambientale e valorizzazione dei prodotti che la coltivazione del castagno permette, offrirebbe conseguenze positive in ambito sociale ed economico per numerose zone appenniniche soggette a incuria e abbandono.

Negli interventi introduttivi il Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente dell'Accademia Nazionale di Agricoltura ha esordito sottolineando che “il binomio uomo/castagno non è stato solo fondamentale per la sopravvivenza e l'economia delle famiglie, ma anche per la conservazione e la sicurezza dei luoghi montani. Grande merito va dato alla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna che ha sostenuto prima tra tutte a livello nazionale, al “Progetto Appennino”, voluto dal Sen. Giovanni Bersani con la collaborazione del Prof. Giorgio Stupazzoni, il quale ha portato, oggi, alla realizzazione del Castagneto Didattico-Sperimentale di Granaglione in progetto di divenire un importante luogo di Biodiversità. L'obiettivo del convegno è di riportare la castanicoltura al centro delle risorse agricole del territorio montano, con un laboratorio e una fucina d'idee da prendere ad esempio a livello nazionale, come può essere il Parco di Granaglione, all'interno del quale si trova un impianto dimostrativo di moderna castanicoltura da frutto e da legno, una banca del genoplasma delle principali varietà presenti in Appennino e un percorso didattico per divulgare la castanicoltura e la vita in Appennino. L'Accademia Nazionale di Agricoltura ha, da poco tempo, sottoscritto con la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna il progetto scientifico Tutela della Biodiversità per la ricerca e la diffusione scientifico-didattica della castanicoltura di tale castagneto”.

A seguire il Colonnello Pierangelo Baratta, Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Bologna, ha dichiarato che “i temi davvero di grandissimo interesse sviluppati oggi, visibili nella pratica, anche nell'esperienza del castagneto di Granaglione, potranno trovare un motivo in più per tornare protagonisti nella valorizzazione delle nostre montagne. L'Arma dei Carabinieri, con il Gruppo Carabinieri Forestale di Bologna, nel solco della tradizione, continuerà ad essere vicina a questa meritoria iniziativa alla quale contribuirà con tutte le energie disponibili”.

Si sono poi succeduti numerosi interventi che hanno focalizzato l'attenzione sui differenti temi legati alla castanicoltura e le possibilità di sviluppo sul territorio. Tra questi di grande importanza sono stati quello di Renzo Panzacchi, Presidente del Consorzio Castanicoltori Appennino Bologneseattualmente il giro d'affari legato al castagno montano emiliano-romagnolo, ovvero coltivazione, utilizzo del legno e produzione di prodotti agroalimentari si aggira intorno ai 5 milioni di euro, una cifra non disprezzabile, ma certamente aumentabile di più del doppio nel giro di pochi anni, qualora si attuassero le politiche adatte al suo completo sviluppo. Necessario perciò un maggiore coinvolgimento della Regione Emilia-Romagna, non solo per quanto riguarda l'inserimento della castanicoltura nei Piani di Sviluppo Regionale, ma anche, nel sostegno ad attività di supporto dei prodotti agroalimentari derivati dalla castagna, di ottima qualità, ma bisognosi di un marchio comune che ne determini una provenienza certificata e una valorizzazione del territorio e di coloro che vi abitano”. Storicamente, infatti, il bosco è un elemento naturale di origine antropica modellato, come il paesaggio che ne deriva, dall'attività umana. Oggi l'idea di una natura incontaminata, che va difesa dall'intervento umano, ha trovato spazio anche nella nostra legislazione sia nazionale che regionale, ma una boscaglia non gestita e non in grado di svolgere alcuna funzione, irrimediabilmente rischia di perdere valore economico e ambientale in chiave di sostenibilità e di bellezza del paesaggio con grave nocumento culturale e sociale. Soprattutto in ambito forestale le azioni di recupero di castagneti, da tempo abbandonati e degradati anche se potenzialmente recuperabili, trovano difficoltà ad essere attivate anche a causa dell'esistente dicotomia tra la visione di gestione/governo a fini produttivi e la esigenza della salvaguardia ambientale. Come ha spiegato Alessandra Stefani, Direttore Generale della Direzione Generale delle Foreste, “il nuovo Decreto Legislativo del 3 aprile 2019 n.34 del Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali “prevede che i castagneti da frutto in attualità di coltura, ovvero gli impianti di Castanea sativa coltivati per la produzione di castagne e marroni, con densità fino a 120 piante ad ettaro, sono soggetti a costanti pratiche colturali. I castagneti da frutto oggetto di ripristino colturale, ovvero quei castagneti da frutto che, per la sospensione delle cure colturali, presentano invasione spontanea di vegetazione arbustiva ed arborea e che si intende recuperare alla produzione di castagne e marroni, dietro presentazione di apposito progetto agronomico autorizzato dalla competente Regione o Provincia autonoma, come da loro disposizioni applicative da emanare e di cui si darà opportuna comunicazione alle Soprintendenze per i beni paesaggistici, con modalità da convenirsi”. In sintesi, dunque, il Governo tratta il problema come di rilevanza ambientale e naturale a livello nazionale, ma ancora con vincoli in fase attuativa, differendo ad esempio tra il castagneto da frutto, inserito nella gestione forestale e quindi soggetto a regole restrittive e quello da legno, libero da norme più stringenti. Con tali regole risulta, ancora oggi, problematico poter attuare una linea omogenea nella valorizzazione del castagno e, ancor di più, attuare giuste e mirate azioni di salvaguardia dei castagneti e delle aree di montagna ad essi collegati.

Infine, nella sessione pomeridiana, si sono tenuti interventi di natura tecnica sulla valorizzazione del castagneto da frutto, la gestione degli aspetti fitosanitari e il prodotto di qualità Dop e Igp.

Di seguito i servizi tv relativi al convegno e il linkalla sezione "approfondimenti" dela Regione Emilia-Romagna dove poter consultare il materiale presentatao dai relatori:

Trc tvspeciale del programma"Con i frutti della terra".Interviste al Prof. Giorgio Cantelli Forti e al Prof Riccardo Valentini -https://www.youtube.com/watch?v=_zZCfDrQi6k&t=10sNettuno tv - Servizio del telegiornale -https://bit.ly/2SgGX3MApprofondimenti -https://bit.ly/2T5dHBk

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PAESAGGI PERIURBANI ATTRAVERSO LA STREET ART

L'Accademia Nazionale di Agricoltura ha inaugurato, presso la storica sede del Cubiculum Artistarum, gli incontri del 2019 con una conferenza dedicata alla street art, organizzata in collaborazione con l'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Bologna. I relatori sono stati il Prof. Luca Ciancabilla, Dipartimento di Arti Visive dell'Università di Bologna e l'artista Alessandro Ferro in arte "Dado". L'incontro è stato introdotto dal Prof. Gianpietro Venturi e dalla Dott.ssa Maria Grazia Manzini per le due istituzioni organizzatrici.

La conferenza, tenuta durante il periodo di Arte Fiera, ha voluto analizzare la duplice natura di questa particolare forma d'arte, nata negli Stati Uniti a partire dagli anni Settanta del Novecento, e ora diffusa in tutto il mondo con artisti di fama internazionale e grandi mostre a lei dedicata. Come spiegato dai relatori, infatti, se da un latola street art può essere oggi considerata una forma d'arte matura, consapevole dei propri mezzi e altamente spettacolarizzata, dall'altrolo stretto legame con leperiferie, gli ambienti industrializzati e imessaggipolitici, non si è mai affievolito, portandola ad essere un simbolo di libertà e rivalsa sociale. In conclusione la summa del pensiero della street art si può riassumere in quanto detto daAlessandro Ferro durante la conferenza, ovvero, che "le opere della street art hanno l'obiettvio di comparire e svanire, esse sono come un suono".

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CHIUSURA DEGLI UFFICI PER LE VACANZE NATALIZIE

Gli uffici dell'Accademia Nazionale di Agricoltura rimarrano chiusi dal 24 dicembre al 6 gennaio. La riapertura è prevista per lunedì 7 gennaio.

Auguriamo a tutti voi un sereno Natale e un Felice Anno Nuovo.

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AUGURI PER LE FESTIVITÀ IN ACCADEMIA

Nella giornata del 17dicembre si è tenuto, presso la sede dell'Accademia Nazionale di Agricoltura, il tradizionale scambio di auguri per le festivitàal quale hanno partecipato i rappresentanti del Consiglio Direttivo, della Consulta Scientifica e gli Accademici Ordinari e Corrispondenti. In qualità di ospiti erano inoltre presenti la Dott.ssa Marilena Pillati, Vice Sindacodi Bologna, il Col. Pierluigi Solazzo, Comandante Provinciale dei Carabinieri, il Gen. Luca Cervi, Comandante Provinciale delle Fiamme Gialle,il Dott. Gianfranco Bernabei, Questoredi Bologna, la Dott.ssa Patrizia Impresa, Prefetto di Bologna e il Prof. Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae. Musei nella Città.

Il momento conviviale si è apertocon il discorso di auguri del Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente dell'Accademia Nazionale di Agricoltura, che ha ringraziato i presenti augurando buone festivitàe auspicando, al contempo, un 2019ricco di soddisfazioni per leprossime attività accademiche.

L'occasione,inoltre, ha permesso di presentare la nuova edizione de "L'Accademia Nazionale di Agricoltura" volume che racconta la storia dell'Accademia dalla sua nascita fino alle ultime e più recenti attività scientifiche e culturali.

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