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Intervista al Presidente Cantelli Forti: poca manutenzione del territorio
Non usa mezzi termini e parla di “incuria colpevole” il Professor Giorgio Cantelli Forti, Presidente dell'Accademia Nazionale di Agricoltura, analizzando la situazione dell’alluvione in Emilia-Romagna, che ha messo in ginocchio le campagne.
Intervistato da "Bologna Today", in merito alla drammatica alluvione che ha colpito la città metropolitana di Bologna e i comuni vicini tra il 19 e il 20 ottobre 2024, il Prof. Giorgio Cantelli Forti ha risposto alle domande della giornalista Benedetta dalla Rovere che riportiamo di seguito.
Professor Cantelli Forti secondo lei che cosa è andato storto?
La prevenzione sul territorio, come in medicina, non è un atto che ha effetti immediati e spesso non viene fatto perché non se ne vedono i benefici nel breve termine. Su questo punto ha ragione Greta Thunberg. Se si fa prevenzione ambientale e in quell’anno non piove o non si rilevano fenomeni climatici particolari, alla fine i soldi risparmiati si possono allocare altrove. Poi viene un anno come questo…La prevenzione non è un fatto puntiforme, è un fatto continuo. Basta leggere i testi del Serpieri e di altri esperti che parlano di episodi più o meno complicati, anche di momenti di inondazione, avvenuti in passato. Inoltre, ricordo la piena del Po che nel 1969 ruppe gli argini a Occhiobello devastando il Polesine. Per evitarle serve prevenzione.
Cosa è cambiato da allora secondo lei?
Il problema è sempre quello: ogni anno si deve manutenere il territorio. Nei giorni scorsi ero nella azienda agricola che rappresento nella zona di Bentivoglio. Noi ogni anno investiamo per pulire le scoline, i fossi, le chiaviche e i sottopassi. In azienda non si vede una pozzanghera, il terreno è tutto drenato. Di fronte, invece, abbiamo terreni a cui non fanno la stessa manutenzione e, in questi giorni, è tutto una palude.
Vicino a voi corre il canale Navile?
Il Navile è tutto pieno di erbacce, tronchi di alberi e si è alzato il livello del fondo per la malta depositata. Infatti, da anni il canale non viene manutenuto né pulito, perché si vuole mantenere stabile l’ambiente per non disturbare gli animali volatili e fossovori. A maggio 2023 abbiamo avuto l’esondazione e quest’anno è andata peggio, l’acqua è salita di un metro e mezzo perché il ponte dal quale si accede alla nostra azienda agricola si è ostruito di tronchi e detriti. Abbiamo avuto danni ad alcuni edifici. Anche quando abbiamo sollecitato un intervento, non abbiamo avuto le risposte sperate. Il problema è l’incuria. Il canale Navile, a mia memoria, è stato dragato nel 1986 dal Genio Civile, poi quando con la riforma del titolo V la competenza è passata alla Regione sono iniziati i guai. Forse viene da pensare che in Regione e in Città metropolitana i fondi per la manutenzione siano stati destinati ad altro.
Cosa servirebbe per dare un impulso?
L’incuria è colpevole. Servono decisioni competenti e risorse che devono essere investite in maniera mirata. Le lungaggini burocratiche nel valutare e soddisfare le richieste di ristoro – ne abbiamo sperimentate anche noi – di certo non aiutano.
C’è chi dice che anche il sistema delle chiuse non funziona
Bentivoglio è andata sott’acqua e l’ospedale è stato alluvionato, allora chiedo perché dal 2002 è in corso di realizzazione una delle vasche di laminazione, che mi risulta non ancora funzionante. In più domando perché per un canale artificiale, dotato a Casalecchio di una chiusa, si è deciso di far affluire un’eccessiva quantità d’acqua del Reno sul Navile? Si sono così avuti gli effetti disastrosi di Via Riva di Reno e di Bentivoglio tutelando, forse, danni in altre aree dove scorre il Reno. Non sarebbe meglio aver dragato il fiume Reno? Se poi il canale Reno deve diventare come i Navigli di Milano, va realizzato in maniera sicura, non può esondare una volta aperto. Da parte dell’amministrazione serve una pianificazione e una tempistica più realistica, così come nella bassa la vasca di laminazione deve essere, finalmente, resa operativa e pronta all’emergenza.












