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19 Maggio 2025

Popolazione e produzioni agrarie nel 20° e 21° secolo

La popolazione mondiale è più che quadruplicata negli ultimi cento anni, passando da meno di due miliardi dell’inizio dello scorso secolo ai più di otto attuali. Tale andamento è stato molto diverso nelle differenti aree geografiche, influenzato da guerre, grandi e  “piccole”, migrazioni, politiche internazionali e  locali, diffusione di malattie. Si è differenziata anche la distribuzione della popolazione con problemi di fame che ora, nel pianeta, è attorno a 700 milioni, cioè un abitante su nove. L’Indice Globale della Fame (GHI, Global Hunger Index) è però calato da 28,0 dell’anno 2000 a18,3 del 2024. La popolazione è cresciuta più rapidamente in Africa e Asia, mentre in Europa e Nord America la crescita è stata più lenta e in alcuni  areali si è avuta  una diminuzione. L’aumento della popolazione è stato determinato da fattori diversi, legati soprattutto al progresso della medicina che è riuscita a ridurre la mortalità infantile e ad aumentare la durata media della vita. Le aspettative di vita sono ora molto differenti nelle diverse aree geografiche:  83,8 anni in Europa e solamente 53,3 in Africa. Altrettanto diverso è il tasso di fecondità: 4,8 in Africa e 1,5 in Europa. La crescita della popolazione ha avuto, ha e probabilmente avrà, effetti, attivi e passivi, molto forti sull’agricoltura. Dei circa 15 miliardi di ettari di terre emerse(pianura, collina, montagna;  foreste, deserti, zone abitate, terreni coltivabili) , pari al 71% della superficie terrestre, la Superficie Agraria Utile (SAU) ne occupa  circa un terzo, quasi 5 miliardi (3,4 pascoli,1,4 terreni arabili e 0,1coltivazioni permanenti).

Per molti millenni l’aumento di terreni coltivabili e pascoli è stato modesto (mille anni fa erano solo il 4%), ma sufficiente a soddisfare le richieste della popolazione. I grandi cambiamenti si sono avuti nel secolo scorso causati dall’improvviso fortissimo aumento della specie umana. A livello mondiale la superficie delle terre emerse è diminuita da più di nove ettari a meno di due per abitante e il terreno agricolo è diminuito da più di tre ettari  a meno di uno. Dalla seconda metà del ventesimo secolo fino all’inizio del ventunesimo, le terre destinate a colture alimentari sono aumentate di oltre il 10% e, nello stesso periodo, l’aumento della produzione agricola mondiale è stato del 150-200%. In pratica la produzione globale raddoppia circa ogni 20 anni. Il terreno necessario per alimentare una persona era 0,5 ettari nel secolo scorso ed è 0,2  attualmente. La produzione mondiale dell’agricoltura si è gradualmente spostata dall’emisfero nord a quello sud del pianeta. A questo fenomeno hanno concorso diverse cause, con prevalenza di quelle commerciali legate al costo di produzione e ai prezzi di vendita dei prodotti.

A metà del millenovecento, è iniziata la cosiddetta ”rivoluzione verde”, con introduzione e diffusione di nuovo materiale  genetico più produttivo e, per diverse colture, messa a punto e adozione di tecniche agronomiche più moderne e di una efficace difesa da malattie, parassiti ed erbe infestanti. Notevole è stato il progresso delle pratiche irrigue e della superficie irrigata che è passata dai 139 milioni di ettari del 1961 ai 301 milioni del 2006. Importante è stata l’ampia diffusione della meccanizzazione, con conseguente forte diminuzione dell’impiego di manodopera. Quindi, globalmente, rapido aumento della produzione rispetto a superficie agricola e manodopera impiegata. Fra la fine del 20° e l’inizio del 21° secolo la produzione agricola mondiale è cresciuta in media il 2% all’anno, con valori molto più alti nei paesi in via di sviluppo. Le persone impegnate in agricoltura erano un miliardo nel 2000, pari al 40% della forza lavoro mondiale, e nel 2018 si sono ridotte a 884 milioni, 27% della forza mondiale. Si è anche introdotto il concetto di sostenibilità non solo economica, ma anche ambientale, sociale ed etica e si è data maggior importanza alla qualità delle produzioni anche sotto gli aspetti sanitari. Tutto si è svolto mantenendo, ed anche aumentando, una notevole variabilità fra gli areali del pianeta.

L’obiettivo di salvaguardare e possibilmente aumentare la sostenibilità ambientale, anche alla luce delle attuali variazioni climatiche, ha favorito una serie di provvedimenti legislativi riguardanti l’agricoltura. Provvedimenti quasi sempre di carattere generale, che non tengono conto delle specifiche situazioni in cui dovranno essere applicati. Infatti esiste una grande eterogeneità non  solo fra zone geografiche di una certa ampiezza, ma anche fra ristretti ambiti locali. Normalmente ci si riferisce a misure che forniscono una sostenibilità ambientale effettivamente acquisibile in molte situazioni, ma non nella generalità dei casi. Sarebbe opportuno chiarire  gli obiettivi della sostenibilità ambientale; a cosa è riferita: suolo, atmosfera, acque, paesaggio, biodiversità, salute e benessere dell’uomo, degli animali, della vegetazione? Bilanci energetici, nitrati in falda, anidride carbonica o metano nell’aria, fitofarmaci nel terreno e residui nelle produzioni, ecc. Quale di questi aspetti e dei tanti altri non citati è prevalente e più importante o più richiesto nella specifica situazione in cui si opera? Si può ritenere che nei prossimi anni le ricerche (genetica, chimica, agronomica, economica, biotecnologica, nutrizionistica, meccanica, ecc.) procederanno ad una velocità molto superiore a  quella attuale e che le popolazioni  più disagiate cercheranno di migliorare le loro condizioni di vita. E’ anche prevedibile un forte aumento della età media. Molto variabili gli effetti di guerre, lotte e decisioni politiche, migrazioni incontrollate verso le zone più sviluppate, malattie diffuse. Il tutto, sia a livello mondiale sia in areali ristretti,  sotto una marcata influenza di aspetti mercantili in grado di coordinare la politica e di indirizzare le scelte dei consumatori in base alle vere o enunciate qualità nutritive e sanitarie degli alimenti. Una ancor più generalizzata coscienza ambientalista rafforzerà l’interazione agricoltura/ ambiente. Probabilmente si differenzierà ulteriormente l’agricoltura famigliare da quella imprenditoriale-capitalistica. Fondamentale dovrà essere il ruolo di specialisti in grado di applicare le conoscenze e le nuove tecnologie (ad esempio intelligenza artificiale, droni, sensori, ecc.) che via via si renderanno disponibili.

Per il 2050 sono previsti 10 miliardi di abitanti della terra. Cosa succederà all’agricoltura nel prossimo quarto di secolo?

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